mercoledì 4 febbraio 2009

La roccia sta cambiando

Facendo il punto:


Dovrei cercare di evitare di ridurmi a condensare così tanto delle nostre avventure, far sì di non tralasciare informazioni degne di nota.
Alle porte di Febbraio il mesto vento del nord ci ha invitato a ripartire per l’avventura: abbiamo scortato Lord Alessen fino alle porte di Valleluna (che dista un paio di giorni da Nuova Melennor). Lì abbiamo “incontrato” (se così si può definire essere portati quasi di peso contro la propria volontà, bendati e disarmati) il suo selvaggio popolo e il loro signore Brangor Neve Rossa. Dopo attente riflessioni dei loro capi siamo stati liberati per poter continuare il nostro cammino. Devo ammettere che, dopo il primo istante di astio, il popolo barbaro si è mostrato cordiale offrendo cibo e bevande, in particolar modo il loro famoso vino. Il vino di questa gente si è fatto largo in modo copioso nelle gole di quasi tutti noi e chi non ne ha approfittato non capisce cosa significhi bere bene. Ammetto che in questo caso mi è pesato un po’ non potermi lasciarmi intorpidire dalla baldoria (come invece ha fatto Antar ubriacandosi in modo orribile), dato che la magia richiede una mente pura, specie quella sacra. Questo non significa che non mi sia bevuto le mie tre bottiglie di vino, dopotutto ho parlato di “non lasciarsi intorpidire dalla baldoria” non di “non sciacquarmi nemmeno l’ugola”…
Il giorno dopo siamo ripartiti, avresti dovuto vedere, Dora mia cara, i pascoli di questa gente integrarsi in modo quasi soprannaturale alla natura selvaggia del luogo, lasciata libera di crescere e prosperare, come se in qualche modo questa gente non vivesse “nella valle”, ma bensì “con la valle”… ammetto che mi sono quasi commosso a vedere il modo in cui gli occhi di Aleza hanno cambiato espressione dinnanzi a questo spettacolo, e anche se non condivido la sua adorazione per la natura, non posso certo negare l’intensità delle emozioni che hanno cominciato a ribollire sotto alla pelle mentre guardavo quella valle selvaggia.



Il folletto:

Appena partiti dal primo villaggio di Valleluna abbiamo fatto la conoscenza di un folletto delle cascate: stava riverso nell’acqua in stato di incoscienza e quando si è ripreso eravamo tutti attorno a lui. L’unico di noi a non essere sceso nel fiume e nel suo letto è stato Li che è rimasto sulle alte sponde rocciose a dominare il paesaggio col suo sguardo indagatore. Il folletto ci ha informato che qualche cosa stava avvelenando la sua cascata e a quel punto Aleza è uscita con l’idea che ci avrebbe raggiunti al villaggio vicino per occuparsene da sola. Penso che a qualcuno sia venuta la tentazione di lasciarla andare, ma, come sai mia cara, noi nani non abbiamo l’abitudine di lasciare un nostro alleato solo, mentre marcia verso le sue battaglie. Alla fine siamo andati tutti con lei e Lord Alessen ha appoggiato l’idea dicendo che tanto non c’era troppa fretta…
Più a monte abbiamo trovato la sorgente della cascata, in una grotta buia e umida con tre Otyugh celati dietro alle rocce ai bordi. Che dire cara, sono stato messo al muro letteralmente e anche se non è stato piacevole è stato di certo utile; infatti, mentre quelle bestiacce se la prendevano con me, Antar e gli altri hanno mostrato quanto mordesse il nostro acciaio. Risolta la faccenda, la fonte sarebbe tornata a chiarificarsi nel giro di pochi giorni.
Il folletto del fiume ci è stato molto grato, o almeno lo è stato nei confronti di Aleza alla quale ha donato una pietra che ci sarà utile per attraversare le paludi più in su verso l’imboccatura della valle; infatti, oltre a saper individuare il corso dell’acqua sotterranea, sa prosciugare per una sola volta una pozza d’acqua…speriamo serva nel caso si vada a fondo, ho come l’impressione che la mia armatura completa non reagisca bene all’acqua…o almeno io non reagisco bene all’acqua così bardato….



La gara del bere:

Ecco questa è una parentesi piuttosto “ebbra” degna di una nota particolare. Dopo aver salutato il folletto della cascata ci siamo rimessi in cammino ed entro sera siamo giunti al villaggio più vicino. Li abbiamo incontrato una società mista molto singolare: nani e barbari che vivono assieme nello stesso villaggio proprio come nei racconti su Vecchia Melennor di tuo fratello maggiore…avevo pensato che vedere due diverse razze che fanno reciproco affidamento l'una sull’altra non fosse più possibile dalle tragedie a Lestattia. Mi piace pensare che in realtà questo segno sia ben più di un evento isolato, lasciando intravvedere per un attimo un disegno più complesso nell’arazzo multicolore del tempo…
Per il resto la serata ha preso una piacevole piega: birra nanica come non ne bevevo da quasi un anno e vino di Valleluna a rendere il tutto più…piacevole. In quel momento i “nostri” hanno incitato a fare una sfida di prove e di bevute fra noi del primo popolo e gli umani del villaggio (e del mio gruppo)…forse i miei compagni avrebbero gradito che sfidassi Antar, il nostro gigantesco guerriero, ma ho ritenuto fosse più saggio evitare di avere un dopo sbronza la mattina successiva, con l’impegno di custodire Lord Alessen. Ammetto che mi sono divertito a vedere il nostro bardo (penso ti piacerebbe conoscerla: è davvero bravina anche se secondo metri diversi da quelli della nostra gente) vincere al lancio della scure contro uno del nostro popolo, per non dover dire di quando Antar il colosso è collassato durante la gara del bere…sarei rimasto a ridere e a bere con gli altri, se non mi fosse toccato portare le sue grosse chiappe umane su per due rampe di scale…
A parte questo la serata è stata piacevole e mi ha ricordato il calore del nostro focolare: vedere i volti della nostra gente, ebbri di birra e di calore, sentire gli stornelli sulle dame troll da osteria mi rende più difficile la permanenza lontano da te e dai piccoli. Cerco di vivere nel presente per ignorare il bisogno sempre più vivo che ho di tornare a casa nostra. Vedere di nuovo gli occhietti della nostra piccola luccicare curiosi per ogni cosa, o sentire i racconti sulle ricognizioni attorno alla città di nostro figlio più grande. Respirare di nuovo l’odore della roccia, che si intreccia tra stalattiti e stalagmiti che riflettono il carminio delle torce nell’oscurità del profondo. Vorrei…

Ecco invece, tornando al racconto, in questa occasione mi ha fatto piacere notare un’altra cosa: il nostro bardo Lieve si sta impegnando in modo più attivo nello studio del combattimento (specie in mischia) e devo ammettere che vederla maneggiare le due spade corte mi rende più rilassato, sapendo che ora abbiamo quattro guerrieri in gruppo. Come dice sempre tuo fratello: “…limitarsi a cantare non porta mai troppo lontano…”.



La follia di Aleza:

A volte penso che lo spirito della follia riesca a possedere le nostre membra e farci agire secondo metri inconsueti, facendoci correre pericoli inutili oltre che minare la sicurezza dalle persone vicine…oggi l’ho pensato di nuovo. Mentre attraversavamo una macchia di alberi (o , come direbbero gli elfi, un bosco) siamo incappati in un incubo non letterale: la creatura extraplanare! Inutile dire che ci ha caricati prendendo di mira i più deboli fisicamente di noi, per poi passare ai più stagni. Quando poi le cose stavano diventando interessanti ecco sbucare un umano dalla foresta e, con un incantesimo, soggiogare la creatura. Padre! Vedere un modo diverso di incanalare la magia è stato stupendo! Non era un mago bensì quello che gli umani chiamano stregone, uno con poteri innati che dirige a piacere il dono della magia…stupefacente certo, ma allo stesso tempo terrificante: dalla prima sillaba pronunciata quest’umano ho dubitato della sua sanità mentale, il che peggiora il tutto; infatti, immagina un mago coi suoi poteri al quale togli il rigore e la disciplina dello studio, rendilo uno squilibrato e ottieni una miscela piuttosto esplosiva e non solo in senso letterale, non so se mi spiego….
Questo pazzo, ci ha condotto alla sua casa: una casetta isolata in mezzo al bosco dove viveva con la sua collezione di cavalli. Fin qui tutto bene, se non fosse stato che fra i cavalli si trovavano anche un ippogrifo, un pegaso e un unicorno…e qui la follia ha dato i suoi frutti: Aleza (senza premunirsi di dire nulla, vorrei far notare) ha aspettato che il mago fosse di ritorno dalle stalle, per poi scagliargli contro due lupi (quello che le sta sempre accanto e uno evocato), senza lasciare che lo stregone potesse anche solo parlare. Padre che angoscia! Lo stregone ha iniziato a evocare un incantesimo di distruzione verso l’intero gruppo. In quel momento l’intero gruppo di Sussurri si è scagliato sullo stregone: imparare a nuotare o annegare insomma… La fortuna ci ha assistiti e siamo riusciti ad eliminare questo nemico ben al di sopra delle nostre forze in poco tempo … d’altronde i maghi sono noti per la loro fragilità fisica e noi lo abbiamo circondato colpendolo con tutto il nostro vigore… Padre che paura! Un nemico così formidabile non l’avevo mai incontrato.
A seguire abbiamo liberato l’unicorno e i cavalli, quest’ultimo ci ha ringraziato mentre se ne andava, o meglio ha ringraziato Aleza alla quale in quel momento avrei voluto tirare un bel ceffone! Non so se si è resa conto di quanto poteva costare questa stupidata…comunque la violenza non è mai il modo giusto per spiegarsi e mentre cercavo le parole giuste la nostra chierica/maga (Teleute) le si è scagliata contro, tempestandola di pugni e sberle…la cosa si è risolta con Aleza che, quale druido, si è saputa allontanare Teleute, ponendo fine alla “discussione”… forse però un bello sberlone Aleza se lo sarebbe meritato comunque…
Detto questo, addosso allo stregone pazzo abbiamo trovato due anelli magici e un amuleto di protezione, ora indossati rispettivamente da Teleute, Lee ed Elanor, con l’augurio che possano essergli più utili di quanto non lo siano stati al suo ultimo proprietario….


…capisci che gira male quando non riesci colpire nemmeno un cavolo di Ogre…

Non lontano dal bosco che circondava la casa dello stregone, abbiamo trovato un altro dei tre villaggi di Valleluna del quale, lo ammetto con me stesso, non ricorderò mai il nome…
Qui siamo venuti a conoscenza del fatto che un gruppo di Ogre minacciava il villaggio chiedendo delle provviste in cambio di non radere tutto al suolo. Alcuni di noi hanno proposto di proseguire (forse più saggi) e altri di noi volevano invece restare a combattere…io ero del secondo gruppo, perché non mi sarei mai fatto sfuggire la possibilità di sfondare qualche zucca vuota di Ogre, che alzandosi la mattina si metteva in testa di ricattare un povero villaggio…oddio povero è un eufemismo dato che una cinquantina di uomini armati (fanti leggeri) hanno marciato e dato battaglia ad una banda Ogre davanti alle palizzate.
Tutto è andato bene per gli umani, se non fosse che alle spalle del villaggio un secondo contingente ha attaccato quasi simultaneamente stringendo tutti in un puzzolente abbraccio mortale…
Il nostro gruppo e la milizia rimanente si è svuotata su di loro lasciando senza difesa le parti più esterne del villaggio. Sullo scontro con gli Ogre ho poco da dire, a parte che capisci che gira male quando non riesci colpire nemmeno un cavolo di Ogre, dato che devi fare la crocerossina su e giù per la linea di difesa evitando che Antar e Lee vedano crescere le margherite dalla parte delle radici. Non sono riuscito a colpirne uno di quei maledetti Ogre…uno dico!
In compenso loro hanno ferito mica male me mentre facevo la spola avanti e indietro sul campo di battaglia…
Finito lo scontro avevo talmente tanta frustrazione in copro per non aver dato nemmeno un colpo ad uno dei nemici del Primo popolo che mi sono lasciato dominare dall’ira e come un idiota ho preso a mazzate il terreno per sfogarmi… almeno un poco. Forse il Padre ha voluto insegnarmi qualche cosa oggi: rimanere a difendere i villani poteva essere più o meno necessario, ma mantenere la calma davanti a chi ha devastato per secoli la nostra gente lo era altrettanto…in futuro cercherò di dominare questo lato del mio carattere, tipico dei più giovani del nostro popolo…



Le paludi e la neve:

Ok! Camminare fino al petto nella melma non è una bella cosa, specie se ci sono pozze in cui perfino quel gigante di Antar rimaneva fuori solo per la punta delle spalle…figuriamoci cosa sarebbe successo a me…So che il Padre ci ha creati soffiando la vita sulla roccia e le gemme rendendoci piccoli e robusti come le pietre preziose, ma in questo momento avrei gradito essere umano.
Le paludi sono state fastidiose specie se girano strane voci sul lago che si trova al centro di queste: si dice che la gente sparisca per ricomparire giorni dopo al centro del lago…la cosa non mi ispira troppo specie per quella storia del “nuotare” in armatura completa…ciononostante penso che, se resterà tempo al ritorno da questa scampagnata, mi premurerò di infilare la mia vecchia corazza per scoprire se si tratta di racconti fondati oppure no.
Infatti, per evitare il tutto, abbiamo costeggiato il lago fino ad un certo punto imbattendoci in una congrega di streghe verdi…uff…l’ultima ci ha messo in difficoltà infatti, il tocco di queste creature magiche (o quel diavolo che sono) affatica e risucchia le forze. Li, ma soprattutto Aleza, lo possono testimoniare. Deve essere una sensazione orribile diventare debole al punto di rimanere quasi inermi dinnanzi al nemico…brrr.
Poco più avanti uscimmo finalmente dalla palude, trovando la neve caduta da una slavina più a monte. Tu mi dirai: “bello almeno esci dal fango!”. Ma la cosa non è poi così positiva se la neve è così alta in certi punti da minacciare di inglobarti per intero sotto al suo manto bianco…oppure ancora meglio quando un Remoreaz sbuca dinnanzi a te dopo che ti sei bruciato ogni possibile via di fuga e ti obbliga ad evitare di essere ingoiato e digerito nel suo stomaco infernale.
Aleza è stata la prima ad essere afferrata fra le chele della bestia mentre noi cercavamo di liberala. Io e Antar eravamo di nuovo in prima linea fianco a fianco mentre le nostre armi minacciavano di liquefarsi per il troppo calore del carapace incandescente della creatura…
Prima la bestia ha incontrato il nostro Antar che è stato uno sfonda meta come sempre, e poi si è beccata una martellata sulle chele dal sottoscritto, insieme ad un incantesimo di Teleute. Il tutto l’ha stordito per quel tanto che bastava a lasciar cadere una quasi moribonda Aleza nella neve. Il mostro si è ripreso pochi secondi dopo decidendo di rendermi la martellata sulla chela. Dora, tesoro mio, non mi sono mai trovato così vicino alla morte. In qualche modo è tutto finito: i ragazzi hanno dato il meglio di sè: Antar gli ha tirato un colpo in pieno petto impugnando la mazza a due mani, i quadrelli degli altri hanno perforato il carapace in diversi punti e il raggio rovente evocato da Elanor lo ha lasciato ad un passo dalla morte.
Bilancio dei feriti: io, Aleza e il suo lupo, che per fortuna eravamo anche gli unici dato che queste bestie sono davvero letali. Qualche incantesimo e rieccomi pronto ad avanzare verso una sempre più vicina Nemore.


Ma che bello vedere un'aquila gigante nemica schiantarsi al suolo col suo cavaliere grazie ad un tuo incantesimo…

So che non bisogna gioire di come si sconfiggano i propri nemici, ma di averli semplicemente sconfitti, evitando di trasformarsi in bestie assetate di sangue; ma devo ammettere che essere attaccati dal cielo mentre metà di noi si stavano (povero Komier lui invece si stava) calando da una falesia di venti metri non ti pone nella condizione mentale di non provare almeno un po’ di soddisfazione.
Io, Elanor e Teleute dovevamo ancora calarci, Komier si stava calando e gli altri erano alle base della parete, quando all’improvviso compare in cielo prima un'aquila gigante e poi una seconda con un cavaliere in arcione. Fin qui tutto bene, potevano essere alleati, ma ricevere una gragnuola di frecce con le picchiate delle aquile che provano a colpirci, rende il tutto meno equivocabile. Riconoscendo di non essere il più bravo tiratore del mondo a quel punto ho aspettato che nel risalire dalla picchiata un’aquila si fermasse sopra di me a portata di un mio incantesimo e poi… come dire: ma che bello vedere un aquila gigante nemica schiantarsi al suolo col suo cavaliere grazie ad un tuo incantesimo… Kablam! L’altra l’ha seguito di poco, abbattuta da una salva dei nostri dardi, mentre a terra Li e Antar finivano l’aquila e legavano il cavaliere.
L’amicone volante ci ha riferito di essere un ricognitore a lungo raggio e che più avanti l’esercito di Nemore stava bloccando il passo all’esercito di Melennor. Dopo aver posto fine alla sua vita siamo ripartiti e ammetto che l’adrenalina in corpo iniziava a giocarmi scherzi: avremmo visto due eserciti scontrarsi da vicino, oppure avremmo trovato un sentiero che ci avrebbe tenuto lontano dallo scontro?



Behind the enemy lines:

Mentre avanzavamo costeggiando i piedi del massiccio roccioso (del quale ignoro il nome) ho iniziato a ripensare alle parole di quel diavolo di ricognitore alato: aveva parlato di un “Bosco della Regina” come un punto strategico che presto sarebbe finito in mano nemica. Diceva che tramite il possesso di quell’obbiettivo logistico la città del nostro protetto sarebbe stata isolata dalle linee di rifornimento e condannata da lì a breve…La cosa mi preoccupa e non poco specie quando i nostri ricognitori (Li, Aleza e Komier) hanno confermato la possibile veridicità della versione dall’alto di una collina vicina.

Arrivammo infine ad attraversare il “Bosco della Regina” quando udimmo in modo inequivocabile dei rumori di uno scontro non lontano da noi. Noi siamo rimasti indietro nascosti, mentre Lieve è corsa avanti per indagare sull’accaduto. Più tardi Lieve mi ha raccontato di essere corsa avanti e, appollaiatasi su un albero, aver visto degli uomini dell’esercito mercenario di Melennor duellare con dei ranger dell’esercito di Nemore. Dopo aver risolto lo scontro, i ranger si sono dileguati e poco dopo Lieve ha incontrato il loro capo. Vederla tornare con a fianco la faccia conosciuta di Baldrick, il ranger di Bosco di Fiamma conosciuto un annetto fa, è stata una bella sorpresa. Il nostro vecchio amico ha salutato il nobil-scortato e ci ha proposto una linea d’azione per fuggire dalle linee nemiche, per essere accolti dalle amorevoli braccia di Nemore; infatti cara, noi ci trovavamo alle spalle dell’esercito di Melennor e dovevamo correre attraverso di loro per attraversare la linea immaginaria che lo separava dall’esercito di Nemore.
Utilizzando la piuma di Quaal in nostro possesso, il nostro caro Lord Alessen ha informato qualcuno della situazione, invitando a creare pressione sulla linea del fronte, in modo da farci correre dietro alle linee amiche.
Il piano ha avuto successo, perché dopo aver iniziato a correre abbiamo incontrato i soldati di Melennor (che ci davano le spalle dato che arrivavamo da dietro di loro) che tenevan battaglia con l’esercito avversario. In un primo momento devono aver pensato che fossimo dei loro, ma vedendoci mascherati dopo un po’ hanno cominciato a capire che non era così. Ci siamo trovati in una mischia circondati da fanti armati di lance e spade, un ranger con due scimitarre in pieno stile drow, un chierico (penso oscuro) e un guerriero con una corazza formidabile che è diventato poi il mio avversario. Lo scontro è stato duro: io ho abbattuto il guerriero corazzato e qualche gioppino armato di spada (come diresti tu), nel frattempo Antar ha abbattuto il ranger e gli altri il chierico con i lancieri.
Lo scontro si è risolto con noi che oltrepassavamo la terra contesa e venivamo abbracciati dalle amorevoli braccia di Nemore…spero di non aver da pentirmene.

giovedì 30 ottobre 2008

Di nuovo sulla strada

Parla Midhir del Clan Volund

L'acqua nel bicchiere riflette uno spicchio della mia immagine, il volto tirato come una bestemmia muta con una ruga di stanchezza disegnata sopra agli occhi. Non avrei pensato di dirlo ma questo incontro mi ha lasciato nelle ossa una sensazione di spossatezza. Gli Orsogufi delle boscaglie ci hanno assalito, provabilmente cercavano carne o più semplicemente rivendicavano la loro territorialità...che dire: gli è andata male!

Ci siamo mossi come un solo corpo, è stato come rivivere le vecchie sensazioni provate da ragazzo nella fanteria. In realtà non è andata poi cos'ì male, ciò che mi ha spossato è stato il dopo incontro, ho dovuto dare fondo alla maggior parte delle mie Preghiere per risanare i miei compagni.
Io sono emerso illeso dalla mischia, una cosa piuttosto rara per me che ocndivisdo la prima linea con Antar e Li. In fondo non sono di certo un mago! La novità mi lascia stupefatto e penso che sia in parte merito della mia nuova armatura: Padre! Renditi conto un'armatura completa come una Barba Bianca del clan!

Abbiamo mangiato un boccone giusto per riprendere fiato ed ora mi sento meglio: la stanchezza dovuta all'ingente utilizzo di incantesimi si è dissolta.
Siamo pronti a ripartire.

Il nobile che stiamo scortando è nervoso, non posso certo biasimarlo:molto dipende da lui e da noi...

Un piede dietro l'altro...continuo ad avanzare...

lunedì 20 ottobre 2008

Tre mesi

Parla Midhir

Sono trascorsi gia tre mesi da quando il destino ti ha ricongiunto ai nostri padri e non c'è giorno che mi pesi meno la tua mancanza fratello.
L'aria fredda mi entra nei polmoni e si mischia al fumo della pipa mentre ascolto le chiacchiere nella taverna di Ahrman. Domani partirò di nuovo all'avventura, anche se riuscissi a tornare la rivolta mi impone di non rimettere più piede in città, e si sa mai che quando potrò entrare di nuovo a Melennor questa taverna non sarà gia stata travolta dal fuoco della rivoluzione.
In questi giorni ho pensato di comporre una danza per te perchè tu possa capire la dualità del sentimento che provo: mi intristico nel non saperti più al mio fianco ma giosco nel saperti nelle sale del Valhalla.
So che la mia opera non è un poema elfico o che non rivaleggia coi versi di Lieve, ma a me importa solo che arrivi al tuo cuore.


Mir
Nel bosco fatato degli elfi
i tronchi colonne argentate,
dorata la volta,
dorato il tappeto
di aghi e di fiori vedrai
Nel bosco fatato degli elfi,
Mir è un fiume argentato
è acqua che canta è acqua che danza
cascate di luce vedrai
Insieme saremo migliaia di gocce
ruscelli di note cantate nel vento
Insieme saremo esplosione di luce
insieme saremo arcobaleno
Nel bosco fatato degli elfi,
Mir è sire gentilefabbro che canta,
nano che danza.
nel bosco di degli elfi vedrai.
Al largo l'amato re aspetta
il tempo di andare è arrivato
ma il vento crudele già s'alza e via soffia
per sempre la felicità
Insieme saremo migliaia
di gocceruscelli di note cantate nel vento
Insieme saremo esplosione di luce
insieme saremo arcobaleno
Se passi dal bosco degli elfi
ancora le senti cantare.
Per sempre si abbracciala voce con l'acqua
per sempre sentirle potrai.
Nel bosco fatato degli elfi,
il triste gemello cantava
stella che brilla, ago di pino
perduto dal vento del nord
Insieme saremo migliaia di gocce
ruscelli di note cantate nel vento
Insieme saremo esplosione di luce
insieme saremo arcobaleno

martedì 7 ottobre 2008

Il maglio continua a battere

Vecchia Melennor:
Che si tratti delle vestigia di un impero scomparso non vi è dubbio, ciò che però richiede più attenzione è saper districare la matassa di Fili del "Grande Arazzo" che s’intrecciano qui: la magnifica cicatrice che la terra conserva dello scontro degli "Antichi del Drago" che qui si diedero battaglia; le note di canto che ora non s'odon più, perse nell'eco delle sale dei templi; l'acciottolare dei bambini che si rincorrevano tra le vie...
Padre... Il cuore mi si stringe come se fossi davanti ai resti di una pira funebre di un caro, che all'arrivo del mattino lascia solo segni neri tutto attorno...

I sotterranei di Vecchia Melennor e cripte sottostanti:
Una marcia. Un passo dopo l'altro. Nella terra fra i morti ridestati abbiam marciato, ci siamo anche quasi illusi di aver lasciato un segno in quelle cripte dimenticate dagli dei della luce. Certo qualcosa vi abbiam portato ma che siano graffi ed echi o segni più tangibili sarà solo il tempo a deciderlo. Il prezzo come sempre in questi casi, è stato il sangue e che sia il sangue di un diavolo o di una brava persona, il sangue versato è sempre una "chiave di volta" per gli equilibri mistici del mondo e del "Grande Arazzo".
Mi chiedo se quello versato (nostro e non) non abbia gia mutato una parte del "Grande Disegno"...

Luce:
Tornammo alla luce morente di quella che un tempo è stata un faro della civiltà degli Umani, e per la prima volta in questi anni mi sono chiesto se l'inferno non fosse in parte anche sulla terra. Eccolo intento ad allungare le mani anche su di noi che cos'ì facilmente siamo sedotti dal vile denaro. Certo non tutti noi. Io parlerò solo per me ora, e qui dichiaro che cercherò di estirpare l'avidità dalle mie vene…anche se la vedo dura...
Padre guarda nella tua fucina e aiuta la mia "Forgia" ad ardere in quest’intento...


Un agguato:
A volte ci siamo comportati come prede oggi fummo i cacciatori!
Il carico con "l'oggetto da recuperare" era un carro con relativi occupanti. La trappola tessuta con cura è scattata come una morsa stritolando ogni cosa. Perfino il comandante che si ergeva sul suo cavallo fiero e impavido è perito: Padre t’imploro di giudicarlo con riserbo anche se si trovasse in mancanza ai tuoi occhi perché si è battuto con coraggio.
Diventammo Maglio e Incudine. Poco altro è degno di nota tranne che ho apprezzato la tecnica che ci ha unito tessendo di tanti "Sussurri" un unico possente Canto.
Oggi abbiamo vinto ma per cambiare le cose dovremo vincere molte altre volte...

Cos'ì parlo io: Midir figlio del Clan Volund.

sabato 10 maggio 2008

Ruderi, Speranze e Aspettative

Parla Limahar

La notte è appena finita e noi, formiche sulla schiena di una città così grande da costituire uno spettacolo imponente agli occhi di chiunque, guardiamo con rinnovato stupore la furia dei draghi. Chi come me, Teleute o chi altro abbia passato molto tempo sui libri, per scelta o per costrizione, non può fare a meno di pensare a come fosse realmente questa città. Gente che affollava la piazza del castello, gente che pregava con fervore dentro i templi, e la paura e la disperazione che quella stessa gente ha provato nell'ira contenuta nei potenti polmoni infuocati dei draghi.
La città se pur mutilata è rimasta. Le cicatrici pure...
Chiunque porti segni sopra di sè che indichino eventi e momenti della propria vita di certo può capire a pieno il senso che trasmette una città devastata. O meglio, una città dilaniata. Gli uomini di qui hanno fatto bene a non ricostruire nulla, a non cancellare con mura e mattoni quello che realmente è successo.
Questo posto è una lapide! Ma non di quelle che si mettono nei campi dei morti. No, questa lapide è un promemoria, e un monito, e al tempo stesso una speranza.
La speranza di poter migliorare, di non commettere gli stessi errori.
La mia speranza.
Perché so bene che molti uomini, elfi, nani, gnomi o di qualunque altra razza sia lo sguardo che si posa si queste pietre, ciò non lo possono capire.

La città nel suo sfacelo è bella, e in molti punti lo stesso fuoco che l'ha distrutta la resa un oper ad'arte bellissima.
Di notte questo si notava poco mentre percorrevamo le vie più esterne.
Solo pochi imprevisti ci hanno colto lungo il cammino, ma nessuno così tosto da impedirci di procedere.
Prima Aleza che rischia di rompersi una gamba mentre cercavamo di scavalcare un palazzo crollato sulla strada. Poi un branco di cani rognosi, ridotti a poco più di miseri scacalli, ci attaccato considerandoci pasto facile.
Quando Komier poi trova un segno ad un ingresso sui cancelli esterni del castello non posso negare di aver provato dell'aspettativa, ma pure quello s'è rivelato niente più che un ritardo.
Quando arriviamo alla nostra prima meta, ormai gran parte della notte è passata. I Templi sono imponenti. L'aspettativa ancora una volta mi attraversa tutto il corpo come una scarica d'energia rinvigorente.
Vederli così mi fa sentire piccolo e insignificante. Quelle stesse pietre che ora ci nascondono e ci circondano hanno mantenuto gran parte della loro maestosità, e i segni del fuoco sono evidenti. Il Fuoco ha segnato questo posto, ma ai miei occhi non sembra che sia come il resto della città.
Poi entriamo nel Tempio di Pelor. La nostra lanterna non illumina molto della vasta navata, ma quanto basta per notare che gli scacalli, quelli veri, con due gambe e due braccia, talmente egoisti da pensare solo al loro tornaconto, sono stati quì.
Rimando la mente alle dolci parole del mio mestro per ricordarmi che l'avidità delle creature terrene è colpa finchè non c'e di mezzo la sopravvivenza, e spero in cuor mio di non incontrare mai gli autori di questo sacrilegio, conscio di non essere ancora degno di paragonarmi al mio mentore.

Il nostro cammino ci porta su per scale di pietra e vicino alle celle dei sacerdoti. Niente è sfuggito alla distruzione e all'eventuale saccheggio che dev'essere seguito.
Quando troviamo la porta della biblioteca sono agitato, sento le mani che mi tremano, e il pensiero che potremmo essere vicino a qualcosa di importante mi fà quasi dimenticare il mio autocontrollo. Si sà che storicamente i chierici di Pelor hanno spesso avuto il compito di custudire il sapere...le informazioni che posseggo sono poche, e ogni granello di polvere che fa pendere la bilancia verso il successo è sempre utile.
Quando la porta si apre e vedo le librerie vuote, tutto lo slancio che mi aveva gonfiato il cuore di speranza mi ricade addoso come un maglio.
Nulla è sopravvisuto all'incendio.
Poco più avanti lungo il corridoio un unica porta ci sbarra il passo, ma per nostra sfortuna è bloccata e protetta magicamente. Komier prova ancora una volta ad aprirla, ma le sue capacità non sono all'altezza del compito e solo per l'abilità di Elanor nel maneggaire le corde riusciamo a sottrarlo all'incantesimo che l'aveva colpito.
La stanchezza ormai ci sommerge con il suo scuro manto e noi, accampandoci in una delle stanze vuote, c'addormentiamo, rimandando a domani le nostre ricerche.

domenica 4 maggio 2008

Eco

Il cielo si rompe e lascia intravvedere le stelle. Se questo può fare la gioia di chi cammina nella notte, lascia indifferente il mio sguardo, che non solo le nubi, ma le stelle stesse avrebbe attraversato senza che la fatica mi provocasse un singolo battito di ciglia.

Mura secolari sono state valicate da uomini come formiche, ma il dedalo in cui si stanno avventurando non ha nulla di domestico. Melennor.... Dov'è Melennor, ma soprattutto qual è? Ci sono altri casi di città omonime, ma questo è emblematico: si tratta di una rinascita o di una sostituzione. Che strano concetto l'identità. Nuova Melennor, vecchia Melennor. Solo un manipolo di discendenti e un'ormai sparuto numero di stemmi nobiliari assicurano un minimo di continuità tra due storie che, da quando Lord Kipper ha cacciato, quando non ucciso, i Lestatt e i loro fedeli, paiono avere ben poco in comune.

La vedo come se fosse ancora qui, la vedo mentre nasce, questa città immensa, fiera roccaforte tra i monti. Costruita per ripetere una gloria considerata intramontabile, per essere luogo di tutela e di scambio, per onorare gli dei e gli eroi, per garanzia di fratellanza di fronte alle razze. Cosa resta delle guglie dei palazzi, dell'Anfiteatro del Giglio, della Scuola degli Arcani Maggiori? Si diceva che Boccob stesso avesse presenziato alla sua fondazione, confidando a Dridisin della Pioggia Battente che torme intere di maghi avrebbero varcato le sue soglie esagonali per apprenderne il sapere. E' successo davvero ed io potrei confermarlo. Ma a chi potrebbe importare ora? Nessun dio camminerà più tra i giardini di Tardautunno, e la splendida Ambasciata Elfica oggi sarebbe la degna dimora di uno dei signori dell'Abisso.

Una storia di battaglie vinte, di sudore comune, di grandezza non senza prezzo, è prigioniera delle fuliggini eterne che i marmi conservano fuse nel loro attuale aspetto grottesco.

Chissà se quegli otto individui che ora ne osservano il cupo spettacolo sono coscienti dell'eco vagante tra le strade deserte? Chissà se si rendono conto che se dovessi cercare un residuo dell'antico splendore di Melennor, forse è nei loro cuori che finirei per trovarlo?

Continuo ad osservare.

Vecchia Melennor

Parla Lieve:

Di questi tempi non c’è quasi nessuno in giro per Melennor durante la giornata. La Città Nuova è piena da scoppiare dal tramonto all’alba, ma di giorno sono tutti ai piedi delle colline, attorno o poco all’interno di Vecchia Melennor, per assistere alle celebrazioni in onore dei morti. Ieri ci sono stata anche io, con Li, Komier ed Antar, in mezzo ai pellegrini a penzolare dalla coda dei chierici di Pelor e di Wee Jas. Oggi, invece, ho fatto solo un giro in mattinata per poi tornarmene qui, a guardare lo spettacolo dall’alto delle mura. Nel silenzio del mezzogiorno di una città vuota, sentivo i cori e le litanie portate su dall’aria fredda dell’autunno, ma la folla accalcata sotto la Porta Sud quasi non si vedeva: la Città Vecchia è grande, grandissima, quasi come l’antica capitale del regno di Lestattia ad immagine e somiglianza della quale fu costruita e quando il sole è alto e la giornata è tersa splende, come se ancora le cupole dei templi fossero coperte d’oro e di ceramiche smaltate, come se torri e guglie continuassero a tendersi verso il cielo, ricamate nella pietra come merletti ed istoriate di pietre dure, bella come solo la Città Sorella della capitale poteva essere. Purtroppo però, basta che s’allunghino appena le ombre o sulla valle galleggi un velo di foschia che la fonte di tanto splendore si rivela in tutta la sua tristezza: sull’antica, dorata Melennor hanno combattuto i draghi, due draghi antichi, per la precisione. A quel che resta delle altissime, possenti mura non rimane altro da proteggere che un groviglio di rovine lacerate e nere per il fumo degli incendi, di pietre che il calore folle del fuoco dei draghi ha fuso e trasformato in una poltiglia simile a vetro, che a mezzogiorno riflette la luce come gemme ed al tramonto s’infiamma come l’eco dei fuochi che quattro secoli or sono devastarono la città.
E’ stato il più grande sterminio di massa della storia recente, dovuto a qualcosa di diverso da una guerra. Forse gli elfi ed i dotti ricordano qualcosa di più antico, ma per molti uomini è stato il massacro peggiore e basta, nonché l’origine dell’odio indiscriminato per i draghi che ancora oggi unisce buona parte delle genti dell’antico regno.
Entrare a Vecchia Melennor è consentito solo durante i riti, ma se pure fosse diversamente noi della città sulle colline non vorremmo mai metterci piede, non senza un centinaio di chierici almeno ad aprire la strada: circolano brutte storie, storie di nebbie che ti portano via tutta la voglia di vivere nella luce di questo mondo, della rabbia dei morti verso tutto e tutti, verso i draghi, gli dei e noi che respiriamo ancora. Certo, sono le classiche brutte storie ed io che so qualcosa di come nascono non ci dovrei dare troppo peso, ma due giorni fa, mentre noi ci lasciavamo alle spalle la strada che scende dal Passo del Verme, durante le celebrazioni un non morto è effettivamente comparso nella Città Vecchia. Dai racconti deduco che era una cosa cianotica e triste, che Teleute ha facilmente identificato con un ghast: i chierici di Pelor lo hanno fatto letteralmente scoppiare. C’è stata gente che l’ha considerata una parte dello spettacolo, una manifestazione della gloria di Pelor, per quanto non riesca a vedere che gloria ci sia in un plotone di preti che fanno fuori una sola, misera creatura, ma il giorno dopo i cadaveri ambulanti erano due ed oggi sono stati quattro e qualunque persona di buon senso, anche se non conta troppo bene, vedrebbe che questa è una progressione preoccupante. Il contatto della Resistenza nei ranghi della chiesa di Pelor, tale confratello Lein che mi sembra davvero di aver già visto da qualche parte, dice che il suo capo sospetta sia stato trafugato qualcosa dai sotterranei della città, forse un’antica e preziosa spada vampirica chiamata Sakki, la cui lama ritrova filo e potere a dispetto dei secoli bevendo sangue versato per vendetta. Il furto di questo gradevole oggetto potrebbe aver infastidito
qualcosa ed avere innescato questa improvvisa e crescente proliferazione di non morti, perciò, temendo che il nostro amato despota lord Kipper possa non essere estraneo ai fatti, Skid ha deciso di mandare qualcuno a fare delle ricerche. Chi sa chi...
Cerco di pensare al filo della spada di Antar, ai pugni di Lì, a Elanor, con i suoi dardi di luce che non mancano il bersaglio ed al rumore familiare dello scatto della mia balestra, penso a Komier, così a suo agio nelle ombre ed al fatto che abbiamo due chierici con noi, ma poi mi viene in mente che ne avrei voluti cento e non sono contenta. Non sono per niente contenta.
Entreremo sta notte, per non farci vedere ad arrampicarci sulle mura ed io sarò la prima a tentare la scalata, per aiutare gli altri a salire con le imbragature di corda preparate da Elanor. Già sento il vento gemere attraverso le finestre cieche e so che ogni ombra mi sembrerà viva ed ogni stella riflessa dalla pietra vetrosa sarà come l’occhio invidioso di un morto.
Non mi va, proprio non mi va di entrare a Vecchia Melennor.

(...)

Divelta, spezzata dai draghi infuriati
graffiata dal corno di artigli affilati
muore o riposa, sotto le colline
la Città Sorella, ridotta in rovine.

Chi osa violare quel luogo stregato?
Qualcuno che sia folle, o disperato!
Chi sfida il capriccio della dea Fortuna
nella perduta Melennor, sotto la luna?